L’agroindustria italiana punta sulla filiera (e non sul polo)

30 04 2013

10-3-2000  Mantova Nella foto: la terra seccata dalla siccità nelle campagneIl made in Italy del settore agroindustriale non è disponibile a fare alleanze con i propri pari, cioè a creare poli ma lo è a fare accordi di filiera con i propri fornitori. La filiera garantisce infatti qualità e tracciabilità dei prodotti, affronta meglio il problema della volatilità dei prezzi delle materie prime ed ancora meglio i brand al territorio. Sono numerosi gli esempi di grandi industrie italiane del settore che hanno scommesso sulla filiera. Barilla ha un accordo storico di fornitura di grano duro  in Emilia; De Cecco ha un protocollo di ricerca con Sis (Società Italiana Sementi) per incrementare la produzione di frumento duro; Granarolo ha la base societaria nella filiera allevatori-trasformatori e Ferrero ha un piano di protocollo fino al 2020 con i fornitori di materie prime, con l’obiettivo di arrivare ad una certificazione di sostenibilità al 100% (e uno dei suoi prodotti principali, la Nutella, ha una filiera con aziende pilota in diversi Paesi per la fornitura di nocciole). La filiera è apprezzata anche fuori dall’Italia: le multinazionali del caffè stanno aumentando il supporto agli agricoltori per assicurarsi semi di qualità per le capsule monoporzione.